Yoko Nonaka

† 16.1.31

Yoko Nonaka nacque il 12 di luglio 1947 nella Città di Nishinomiya in Giappone, una cittadina tra Kobe ed Osaka. La famiglia dei Nonaka è attinente di Kochi, una piccola cittadina di 322'000 abitanti sull'isola di Shikoku, e per generazioni si era concentrata su due professioni: professori universitari e chirurgi specializzati per samurai.

Yoko venne al mondo con tre qualità molto spiccate: una grande sensibilità, una intelligenza svelta, ed una grande bellezza. Ma a chi le chiedeva quale era la sua più grande qualità, Yoko rispondeva che era estremamente stoica, più stoica di un samurai.

La sua infanzia era stata dura, perché era spesso malata ed era segnata dalla visita giornaliera al sanatorio, dove con la madre andava a trovare il padre sofferente. Alla tenera età di otto anni, Yoko perse il padre nella battaglia contro la tubercolosi, costringendo la madre a trovare lavoro per mantenere la famiglia. Yoko era molto più piccola delle sue sorelle, per cui la madre decise di mandarla a Kochi dalla zia e la nonna. Per Yoko, questo fu il periodo più felice, perché non solo per la prima volta ricevette l'indivisa attenzione dalla zia, ma trovò nella cugina Fumiko per la prima volta una coetanea con cui poteva dividere le giornate.

L'esperienza di Kochi rinvigorì Yoko, che adottò uno stile di vita basato sul positivo. Si concentrò sul futuro, persone ed esperienze positive, ignorando il passato, persone ignobili, e cose futili. Chi guardava Yoko, vedeva coraggio, determinazione, gentilezza, sincerità, e puntualità.

Yoko eccelse in tante attività, spesso richiedenti doti opposte. Al lavoro era il metro per l'affidabilità, il senso del dovere, e l'etica. Per i vicini era la buona samaritana che andava a fare la spesa e portare la minestra quando erano ammalati. Per le pittrici era la collega che sapeva mettere il dito sulla parte stonante di un dipinto e poteva velocemente creare una tinta difficile. Per le colleghe del gruppo di lettura era la donna quieta che sapeva connettere i punti in uno svolgimento politico e economico, snodando il nocciolo di una questione. Per gli ospiti era la cuoca perfetta che li introduceva a nuove e raffinate esperienze del palato.

Tutto questo Yoko poté farlo perché la sua intelligenza le permise di lavorare con grande efficienza, per cui poté smaltire una quantità incredibile di lavoro. Yoko era bravissima ad attribuire priorità a tutti i compiti ed ignorare le cose futili. Poi sapeva sempre fare cinque o sei cose contemporaneamente.

Yoko era motivata dalla ricerca del shibui ovvero "semplice raffinatezza". Questa raffinatezza non significava ricchezza pecuniaria, anzi Yoko era molto frugale ed era maestra nel sabi, che si può tradurre con "elegante semplicità". Questi principî di sabi e shibui Yoko non li applicava solo al lavoro, alla casa, alla cucina, e così via, ma pure alla sua persona. È per questo che Yoko, con il passare degli anni non diventava più vecchia ma più bella ed elegante. Mangiando una dieta naturale basata solo su cibi freschi, con pochissima carne, senza alcolici, caffè, ne fumo, Yoko era estremamente sana. L'ora di ginnastica in palestra ogni giorno alle sette di mattina, e le due passeggiate dopo il pranzo e la cena la rendevano anche una persona forte e svelta.

Così, poche ore prima di spirare, ebbe la presenza di farsi portare una bottiglia di Veuve Cliquot per un brindisi finale con i famigliari, e dare istruzioni dettagliate per il funerale, o i funerali. Prima un funerale a Palo Alto, dove ha trascorso quasi tutta la vita adulta e dove si trovano la maggior parte dei suoi amici. Poi un funerale con un terzo delle ceneri a Kochi, la sua città di attinenza per stare accanto al padre e al fratello già spirati. Infine, ci troviamo qui a Lugano, che pensava potesse diventare la sua prossima destinazione e aveva già fatto nuove amicizie, e dove voleva l'ultimo terzo delle sue ceneri venissero poi raggiunte da quelle del marito.

Per concludere, ricordiamo che Yoko era sempre sorridente. La sua filosofia era molto semplice: "La vita è un dono di Dio e dobbiamo godere tutto quello che ci viene incontro. Per di più, che c'è nella vita a cui non sorridere?"

Sayonara, Yoko-sama!


Yoko Nonaka